{"id":17231,"date":"2023-03-22T15:59:15","date_gmt":"2023-03-22T14:59:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.smausiliatrice.it\/wordpress\/?page_id=17231"},"modified":"2023-03-24T12:28:10","modified_gmt":"2023-03-24T11:28:10","slug":"tilde-e-dino-battistella","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.smausiliatrice.it\/wordpress\/storia\/il-quartiere-di-ponte-crencano\/personaggi\/tilde-e-dino-battistella\/","title":{"rendered":"Tilde e Dino Battistella"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"754\" src=\"http:\/\/www.smausiliatrice.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/battistella-1024x754.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-17227\" srcset=\"https:\/\/www.smausiliatrice.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/battistella-1024x754.jpg 1024w, https:\/\/www.smausiliatrice.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/battistella-300x221.jpg 300w, https:\/\/www.smausiliatrice.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/battistella-768x565.jpg 768w, https:\/\/www.smausiliatrice.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/battistella-1536x1131.jpg 1536w, https:\/\/www.smausiliatrice.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/battistella.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Dino e TIlde Battistella<\/figcaption><\/figure>\n\n\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><strong>Tilde e Dino Battistella<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Mia mamma si chiamava Iride ma tutti la chiamavano Tilde, perch\u00e9 nacque la notte in cui mor\u00ec sua nonna Clotilde. Mio pap\u00e0 invece era Dino e basta.<\/p>\n<p>Mia mamma era figlia di un ferroviere socialista, i suoi parenti erano tutti contadini, miriadi di cugini tra il mantovano e il rovigotto.<\/p>\n<p>Mio pap\u00e0 era figlio di un ragioniere delle cartiere Fedrigoni, media piccola borghesia, con propensioni araldiche di nobilt\u00e0 decaduta all\u2019inizio del secolo scorso, pochi i parenti tra il padovano e il vicentino.<\/p>\n<p>Siamo arrivati a Ponte Crencano nel 1959. Per noi era un gran salto di qualit\u00e0 rispetto a dove abitavamo prima, in un piccolo e vecchio appartamento a Borgo Venezia.<\/p>\n<p>A Ponte Crencano c\u2019erano solo le nostre case Agec, oltre a due case con qualche anno pi\u00f9 delle nostre in via Mercantini, vicino al distributore della \u201cFina\u201d, e ad una casa in via Prati, vicino all\u2019osteria che allora si chiamava \u201cDa Ugo\u201d, dove andavamo qualche volta a vedere la TV o a giocare a carte le sere d\u2019estate, sotto un pergolato d\u2019uva, che lasciava cadere a terra i grani marciti, con un profumo nell\u2019aria che ho ancora nel naso.<\/p>\n<p>Il resto solo campi. E poche strade, che in quei giorni di San Martino, periodo tradizionale di traslochi, erano piene di fango, con le poche macchine presenti che ogni tanto slittavano.<\/p>\n<p>C\u2019era tutto da fare, ma proprio tutto, a parte le case dove stavamo, alcune ancora&nbsp; non completamente rifinite. Mio padre e mia madre si misero subito sotto, dal condominio alla politica, finanche alla parrocchia, con l\u2019arrivo di Don Ivo, al gruppo sportivo, all\u2019Azione Cattolica.<\/p>\n<p>Mancavano le recinzioni ai condomini, che erano anche da regolamentare. Mancavano i marciapiedi, i lampioni della luce, le strade non erano asfaltate, mancavano le scuole, mancavano i negozi, in chiesa si andava dai Camilliani. Allora non servivano i parchi gioco, perch\u00e9 si poteva liberamente scorazzare per i campi, e, dove non si poteva, scavalcavamo i fili spinati per andare a mangiare uva e marasche, e prendevamo qualche fucilata&nbsp; a sale da parte dei contadini.<\/p>\n<p>Mio pap\u00e0 era della corrente di destra, mia mamma era della corrente di sinistra del partito che allora andava per la maggiore, mio pap\u00e0 era anche il segretario di sezione, e molto fecero per migliorare la qualit\u00e0 della vita di tutti, lo sentivo nelle discussioni che facevano in casa. Ma non ho la percezione di fatti particolari o eclatanti, non c\u2019era questa sorta di autocompiacimento, da noi non era costume fare sfoggio delle proprie azioni.<\/p>\n<p>Ho saputo che mia mamma faceva parte della San Vincenzo solo il giorno del suo funerale. \u201cNon sappia la tua sinistra quello che fa la tua destra, non suonare la tromba davanti a te\u201d. Quindici giorni dopo che \u00e8 morta, ho pensato di prendere il suo posto e, con altri, ho fondato un gruppo San Vincenzo in Valpolicella, dove abito da oltre quarant\u2019anni. Ho gi\u00e0 detto troppo, i dettagli vengono lasciati al silenzio.<\/p>\n<p>A Ponte Crencano io venni subito istradato a fare il chierichetto dai Camilliani e poi, tramite Don Ivo, i miei mi fecero fare il concorso per entrare al Don Mazza. Mia sorella frequentava i Padri Comboniani, noi eravamo lettori del Piccolo Missionario e di Nigrizia.<\/p>\n<p>Mio pap\u00e0 mor\u00ec presto, nel 1970, per un incidente con la moto, mentre assieme andavamo a trovare il mio padre spirituale Don Romeo a Sole di Tregnago. Io ero davanti col mio motorino, lui dietro con il suo, ma un ciclista gli tagli\u00f2 la strada per andare a parlare della tempestata del giorno prima con un suo amico contadino, e finirono entrambi a terra. Il ciclista non si fece quasi nulla, mio pap\u00e0 batt\u00e9 la testa. Lo portai all\u2019ospedale con una macchina di passaggio, ma fu tutto inutile. La sera del giorno dopo camminavo in silenzio assieme a Don Francesco, per le strade del quartiere.<\/p>\n<p>Mia mamma Tilde rimase vedova a 49 anni e dovette darsi da fare ancora pi\u00f9 di prima, con una crescente agitazione, che non sempre riusciva a mascherare, anche per aiutare mia sorella che, nel frattempo,aveva avuto una bambina, ma suo padre era sparito, volatilizzato. Trov\u00f2 anche un lavoro al Don Mazza, dove io, dopo l\u2019universit\u00e0, stavo facendo l\u2019obiettore di coscienza.<\/p>\n<p>La mamma \u00e8 venuta a mancare vent\u2019anni fa, nel 2003. Da alcuni anni soffriva di cuore, alle coronarie. L\u2019abbiamo trovata a casa, riversa a terra, il giorno dopo. Era di gennaio. Lei che aveva sempre freddo, non poteva che morire d\u2019inverno.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Carlo Battistella<\/p>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.smausiliatrice.it\/wordpress\/?page_id=16020(si apre in una nuova scheda)\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.smausiliatrice.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/freccia-blu-3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-17099\" width=\"29\" height=\"62\" srcset=\"https:\/\/www.smausiliatrice.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/freccia-blu-3.jpg 291w, https:\/\/www.smausiliatrice.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/freccia-blu-3-139x300.jpg 139w\" sizes=\"(max-width: 29px) 100vw, 29px\" \/><\/a><\/figure><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tilde e Dino Battistella Mia mamma si chiamava Iride ma tutti la chiamavano Tilde, perch\u00e9 nacque la notte in cui mor\u00ec sua nonna Clotilde. 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