IL FUTURO URBANISTICO DI PONTE CRENCANO?

Sul futuro urbanistico della Seconda Circoscrizione pesa un quadro preoccupante che potrebbe intaccare sia i cittadini sia la vivibilità, fino ad un rischio di degrado dei quartieri.


Il quadro dello sviluppo urbanistico delle opere in corso nei prossimi anni nel territorio della Seconda Circoscrizione, e nello specifico nell’area Ponte Crencano-Quinzano, risulta piuttosto preoccupante in quanto la circoscrizione sarà interessata in tempi più o meno brevi dalla costruzioni di diversi nuovi insediamenti immobiliari.
In particolare, vale la pena ricordare le quattro torri di otto piani ed il nuovo supermercato Aldi nell’area Ex-Bam (per il quale sono già cominciate le opere di urbanizzazione), la nuova palazzina residenziale di tre piani prevista nell’area dei campi da tennis di Ponte Crencano, la lottizzazione promossa da Eureka srl nell’area protetta sotto la chiesa di San Rocchetto (dove sono previsti altri 11 edifici di 5 piani per un totale di circa 14.000 metri quadrati in terreno ancora non edificato), gli sviluppi immobiliari nell’area ex-campi da golf dietro la Bernstein e nel lungadige Attiraglio, il possibile completamento del progetto abbandonato del Borgo agli Ulivi a Quinzano (per il quale la banca titolare ha assicurato di terminare i lavori) e il nuovo supermercato Lidl in zona Ca’ dei Cozzi.
Da un calcolo approssimativo si potrebbe trattare di circa 300-400 unità immobiliari aggiuntive che portano all’insediamento nel quartiere di circa 1.000-1.500 persone il cui relativo impatto in termini di aumento di traffico, di inquinamento e rifiuti non può che incidere negativamente sulla vivibilità di una zona già sottoposta allo stress di attrattori di traffico come l’ospedale ed il quartiere di Borgo Trento.
Si comprende bene come in ciascuno di questi interventi la logica del profitto privato prevalga rispetto agli interessi sia economici che urbanistici degli abitanti del quartiere.
Un piano di interventi di riqualificazione degli edifici esistenti con costruzione di garage ed un rifacimento dei servizi pubblici dall’illuminazione ai marciapiedi, sarebbe più che necessario per contribuire al miglioramento della qualità della vita mentre l’edificazione sui pochi polmoni verdi esistenti e l’immissione sul mercato di una massa notevole di edifici nuovi, può solo portare ad un peggioramento della qualità dell’aria e ad un impoverimento dei proprietari di case nel quartiere.
L’aumento di offerta immobiliare di nuove costruzioni funge da naturale disincentivo alla ristrutturazione dell’esistente ed aumenta il rischio di degrado della parte vecchia dei quartieri e delle zone non più occupate dai negozi di vicinato. Gli stessi dati degli osservatori immobiliari non sembrano avallare questa richiesta di nuove abitazioni e gli indici di diffusione della GDO per il Veneto risultano ben superiori alla media italiana. In aggiunta a queste incognite sulla zona incombono anche gli attesi stravolgimenti che verranno apportati dai lavori per il percorso del filobus.
Qui la situazione potrebbe definirsi “grave ma non seria” in quanto l’opera cardine della mobilità futura nel comune scaligero sembra procedere più che mai senza una guida certa, in tutto il territorio comunale ed ancora di più nel territorio della Seconda Circoscrizione.
Il comitato ASMA (Associazione Salute Maria Ausiliatrice) di quartiere ha avuto un primo incontro con il Comune per mettere in luce le criticità causate dai lavori della filovia nell’asse via Mameli-Ca’ dei Cozzi e per evidenziarne le problematiche, ed è apparso subito chiaro come molti aspetti fossero stati per lo meno sottovalutati da parte dei tecnici del Comune/Amt. I varchi per le svolte a sinistra, il restringimento da due ad una corsia di marcia, il sovrapporsi con i percorsi e le fermate del bus sono alcuni dei problemi che contribuiscono a dire che il filobus è purtroppo un’opera a sé stante e non integrata in un piano di mobilità complessiva di cui peraltro Verona è priva da diversi anni.
In questo senso il ruolo del comitato di quartiere di partner dialogante presso Amt/Comune, diventa fondamentale per mettere in luce gli aspetti problematici dell’opera ma anche per fare proposte che aiutino a disegnare un progetto di mobilità diversa attorno alla filovia, che avvantaggi la mobilità dolce rispetto al mezzo privato e che contribuisca a trasformare un’opera di forte impatto sui quartieri in un’occasione di miglioramento urbanistico.
In questo contesto l’attuale giunta comunale scaligera, essendo pur vero che molte scelte urbanistiche riguardanti la seconda circoscrizione risalgono all’epoca Tosi/Giacino, ha la colpa di essere stata perlomeno timida nel formulare proposte alternative e nel percorrere le vie legali e istituzionali per sanare gli errori del passato.

Verona 5 marzo 2021
Martino Franceschi

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