mar 30

Domenica III di Avvento

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Siate lieti e fate: vite in sintonia
Nella terza domenica di avvento la liturgia varia leggermente la gradazione di viola e ci propone un rosaceo più vivo e acceso. Un segno importante, per chi ancora ha la capacità di accorgersi e di voler comprendere queste variazioni, per manifestare un anticipo della gioia del Natale, dell’incarnazione, dell’azione definitiva di Dio nella storia di salvezza dell’umanità.
Rallegrati! Questo è l’invito della prima lettura, richiamato anche dall’antifona di ingresso che apre l’intera celebrazione. Ma di quale tipo di allegria si tratta? Forse quella di chi evade dalla triste realtà aiutato da qualche sballo? Forse l’allegria di chi riesce sempre a scherzare anche quando ciò è indubbiamente fuori luogo? Forse la caciara che allontana pensieri, preoccupazioni, difficoltà e responsabilità?
Il brano di Sofonia e l’attualizzazione di Paolo ai Filippesi sottolineano il carattere disarmante del rallegrarsi: il Signore ha revocato la tua condanna (Sof 3,15) e il Signore è vicino (Fil 4,5). Rallegrarsi nel riconoscere l’opera del Signore: un atto di fede, di riconoscimento, di lode, di attestazione dell’azione divina, di prossimità.
Si sente spesso dire da persone che hanno vissuto un lutto, un periodo di crisi o di prostrazione morale: Nessuno mi è stato vicino oppure sono rimasto nella più totale solitudine. Dio si fa vicino, si fa più vicino, il più vicino, si fa prossimo. È come se qualcuno non solo si avvicinasse a noi, ma ci abbracciasse, ci prendesse in braccio, ci avvolgesse con la propria persona.
Questo è un atto del fare, dell’agire, del compiere! Abituati a demonizzare l’azione a favore di un non precisato essere, ci ritroviamo di fronte alla spiritualità ebraico-biblica che pretende i frutti. Non si tratta solo di capire quale pianta abbiamo davanti, ma vogliamo assaggiarne i frutti, valutarne la qualità. Guardare le azioni per verificare gli stili di vita; agire per educare il cuore; porre in essere esistenze operose per evitare staticità sclerotiche. Dunque, essere lieti è un programma di vita, una mappa esistenziale, il motivetto fondante della sinfonia cristiana. Non si vive per il fare, ma si fa per vivere. È deleterio farsi fagocitare dall’attivismo, ma si è già morti senza attività.
Rallegrarsi è, pertanto, già un’opera, un’azione, una testimonianza fattiva. Potremmo parafrasare le parole del Battista innestandole in quelle del profeta e di Paolo: fai per rallegrarti e rallegrati per fare!

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