feb 04

Enrico Martini

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In ricordo del tenente degli alpini Enrico Martini

Ricorda il poeta che “muore giovane colui ch’al ciel è caro”. Così è stato per Enrico Martini che a 69 anni “è andato avanti” lasciando un vuoto profondo e incolmabile nella sua famiglia, nella comunità parrocchiale, nei suoi Alpini, in quanti lo hanno conosciuto ed apprezzato. Enrico era un uomo generoso, pronto sempre ad impegnarsi per gli altri, a dare una mano in ogni occasione, a mostrare il suo animo nobile e altruista.
Una tale rara predisposizione gli veniva anche dalla sua formazione alpina che aveva iniziato a Foligno nell’ottobre del 1972 frequentando la Scuola Allievi Ufficiali di Artiglieria da Montagna per poi essere assegnato alla “Cadore” in quel di Bassano del Grappa nel ruolo di comandante di una batteria reclute.
Il Tenente Martini, conclusa la naja, ha partecipato attivamente alla vita dell’Associazione Nazionale Alpini di cui si sentiva parte e testi¬mone. In particolare nell’UNUCI e come membro e poi Capogruppo del “Gruppo Verona Centro”. Un legame profondo quest’ultimo, come ha ricordato durante la cerimonia di tumulazione l’attuale capogruppo Giorgio Ottaviani, che da Enrico aveva ricevuto direttamente il testimone. “Ha sempre collaborato con grande entusiasmo -ha aggiunto- dandomi preziosi e continui consigli”.
Una dimensione importante del suo essere credente Enrico l’ha realizzata nella parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice.
Il parroco, padre Venturino Cacciotti, nel corso dell’omelia funebre, ha ricordato con parole commosse la sua generosa e molteplice testimonianza. “Con la sua stazza e il suo viso un po’ burbero -ha detto- incuteva timore ma era attento, delicato; gli scout di cui aveva grande simpatia, lo hanno definito un cuore tenero”. Padre Venturino oltre alla dimensione di cristiano di Enrico non ha mancato di sottolineare l’impegno civile fatto anche di presenze nelle scuole elementari e medie dove agli alunni raccontava la Grande Guerra e spiegava il significato di sacrificio e di amore per la Pa¬tria di chi era morto per consegnarci un Paese libero e democratico.
La più bella eredità di questa straordinaria persona -ha concluso padre Venturino- è il “Progetto Enrico” finalizzato ad aiutare i bambini di strada del Brasile che ora sarà portato avanti dalla famiglia e da tanti amici alpini.
L’ultimo addio non poteva che essere quello che sarebbe piaciuto a Lui: picchetto d’onore schierato sull’attenti e recita da parte del capogruppo Ot¬taviani della “Preghiera dell’alpino” che ha voluto essere anche un corale ed affettuoso abbraccio da parte di tutti i soci del Gruppo Alpini Centro alla moglie Patrizia e al figlio Carlo. La stessa preghiera che Enrico, tra la commozione dei presenti, ha chiesto di recitare con i suoi cari poche ore prima di morire.
Caro Amico, che ti sia lieve la scalata alle montagne del Paradiso.

Agosto 2018
R.C.

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